giovedì 4 luglio 2013

"Misery" di Stephen King

«In un libro tutto si sarebbe svolto secondo i piani... ma la vita è sempre così fottutamente caotica! Che dire di un'esistenza in cui alcune delle conversazioni più delicate trovano il modo di svolgersi proprio quando tu hai un pazzesco bisogno di correre al cesso? Un'esistenza dove non ci sono nemmeno i capitoli?»

Paul Sheldon, scrittore famoso e celebrato, guida ubriaco per le strade innevate del Maine e finisce fuoristrada. Annie Wilkes, una donna del luogo, lo estrae dai rottami dell'auto e lo porta con sé, lo ospita in casa propria, grazie alle sue competenze di infermiera si prende cura di lui, gli ingessa la gamba fratturata e lo aiuta a riprendere coscienza. In un primo momento, Paul Sheldon crede di avere avuto un colpo di fortuna: sarebbe potuto morire assiderato, o l'assenza di cure e farmaci avrebbe potuto indurre complicanze e costargli la vita. Annie Wilkes, poi, è così amorevole... Gli ha promesso che, non appena la linea telefonica interrotta per via delle nevicate sarà ripristinata, chiamerà i soccorsi e si adopererà per farlo tornare a casa.
In realtà, la sorte capitata allo scrittore non è delle più invidiabili. Annie non è una buona samaritana, non lo ha soccorso per spirito di umanità e solidarietà. Annie Wilkes è una lettrice accanita dei romanzi firmati Sheldon e ha riconosciuto il suo scrittore preferito tra le lamiere incidentate. Non lo ha salvato ma sequestrato: sotto minacce, attraverso soprusi, violenze e vere e proprie torture psicologiche e fisiche, anche inducendo in Sheldon la dipendenza da farmaci per poi poterlo ricattare, Annie riesce a piegare l'uomo alle proprie irremovibili ossessioni. È rimasta delusa dal finale dell'ultimo romanzo sulla sua eroina preferita, Misery, e intende costringere Paul Sheldon a scrivere un finale alternativo, un seguito a sorpresa, su misura per lei, la sua lettrice e ammiratrice numero uno...
Misery non è solo un thriller psicologico: è un romanzo originale, imperniato su uno schema geniale. Un protagonista, un antagonista, una stanza di pochi metri quadrati. Stephen King riesce, con la maestria che lo contraddistingue, a incuneare una storia, un romanza intero, in uno spazio così angusto. Gli ingredienti sono ridotti al minimo, la creatività è massima. Una traccia che, in mani più inesperte, si sarebbe trasformata in un'opera arida e destinata ad un procedere lento e tentennante, tra le mani del Re diventa un puro incubo. Puro, proprio perché non contaminato dal facile splatter e da tanti luoghi comuni dell'orrore. L'angoscia di Sheldon è amplificata dalla sua solitudine, dalla sua prigionia, e la sagoma folle e maniacale di Annie Wilkes è tanto più inquietante e odiosa quanto più verosimile.
La ricostruzione psicologica dei personaggi è impeccabile. Lo squilibrio di Annie, le angosce di Sheldon e il percorso compiuto dalla psiche di lui, che nella pressa delle torture di Annie resta deformata fino alla patologia... Tutto è costruito con attenzione e verosimiglianza, ed è notevole il coinvolgimento che King riesce a produrre attraverso una trama scarna fino all'essenziale, uno sguardo lanciato sull'abisso della mente umana, il parto mostruoso di un incubo impalpabile, angosciante e che ha l'Uomo per protagonista naturale e credibile.
Inoltre, Misery è un romanzo chiave nella produzione di Stephen KIng, e sicuramente uno dei più significativi dal punto di vista dell'analisi letteraria dell'autore. Nel romanzo possiamo riconoscere alcuni nuclei e snodi personali, oltre che teorici. Le convergenze tra Sheldon e King sono evidenti: entrambi autori di best seller; entrambi costretti dal mercato a scrivere libri pessimi per vendere più copie, e solo marginalmente liberi di dedicarsi alla buona letteratura (che, King lo precisa tristemente, vende poco); entrambi, per questa ragione, frustrati e demoralizzati al punto di rifugiarsi nell'alcol. Guardando Sheldon in controluce, è facile scorgere e immaginare i lineamenti di King: anche nella sua produzione, come in quella di Sheldon, si possono individuare libri ottimi e libri con minore spessore letterario e artistico eppure molto più venduti e conosciuti. Attraverso Paul Sheldon, King sfoga questa sua frustrazione, lamenta dolorosamente il rapporto con i suoi lettori (mi viene in mente l'amareggiato Caparezza di "Chi se ne frega della musica"), che lo amano e apprezzano pur attraverso una sconsolante miopia. Chiaramente, per uno scrittore, che è un animale di pura espressività e di pura espressione, l'idea di risultare incomprensibile è fonte di frustrazione, è qualcosa in grado di inficiare fortemente l'appagamento professionale e la stima di sé. Non a caso, Misery è un romanzo scritto in un periodo cupo della vita di King, in una delle sue fasi più profondamente precipitate nell'alcolismo.
Kathy Bates nei panni della
celeberrima ed inquietante
Annie Wilkes.
Altro interessante nucleo concettuale sviluppato da King in questo ottimo romanzo è quello dello "scrittore": molti autori cadono nella tentazione di fare teoria della letteratura travestita da letteratura. In alcuni casi, il risultato è simile ad una vanagloriosa autocelebrazione. Non è sicuramente il caso di King: lui, attraverso Sheldon, ci mette al corrente del dark side della scrittura, e ci offre anche una netta concettualizzazione del momento creativo. Uno scrittore non può scrivere a comando, come Annie Wilkes sembra credere, e qualora per qualche motivo lo facesse, il risultato sarebbe inautentico. Il vero scrittore, lascia intendere King attraverso le vicende di Sheldon, è un vero entheos di stampo aristotelico: subisce quasi passivamente l'influsso dell'ispirazione, temi e trame gli vengono imposti da una misteriosa forza esterna che lui non può modificare né influenzare, ma solo incanalare e informare attraverso lo stile di scrittura.
Nel 1990, tre anni dopo la pubblicazione del romanzo, l'incubo di Paul Sheldon diventa una pellicola diretta da Rob Reiner, proiettata in Italia col titolo "Misery non deve morire". Succede di rado che un film tratto da un romanzo sia all'altezza del suo progenitore letterario, è questo è uno di quei rari casi. Il film è molto fedele al libro e ne rende perfettamente l'inquietudine e l'angoscia. Kathy Bates interpreta a dir poco magistralmente una Annie Wilkes così perfetta da imporsi come regina del cast, anche al di sopra della performance, pure notevole e apprezzabile, del grande James Caan nei panni di Paul Sheldon.

3 commenti:

  1. Il film l'ho trovato un pò sotto tono rispetto al libro...
    un saluto

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    1. In generale anche io tendo sempre a preferire i libri rispetto ai rispettivi film, e anche in questo caso... Dico solo che in questo caso almeno il film è "degno" del libro, nel senso che non lo stravolge/mutila/rovina completamente... Ci sono libri completamente macellati da registi e sceneggiatori, trame e personaggi resi irriconoscibili... In questo caso trovo che lo scarto sia limitato, e il risultato tutto sommato apprezzabile, rispetto ad altri...
      Grazie per aver letto e commentato ;)

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  2. Qualche mese fa ho scritto anche io una recensione su questo libro!
    http://ilpiccoloangolodigiuls.blogspot.ch/2013/04/la-terrificante-anne-wilkes.html

    Sono d'accordo con Chat Noir che il film, per ovvi motivi, non rispecchia l'inquietudine e alcuni episodi che secondo me sono fondamentali per sviluppare i personaggi...
    Già solo l'aneddoto dei capelli appiccicati qua e la per casa, fa capire quanto lei sia inquietantemente tutt'altro che stupida.
    Un saluto, Giulia

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