mercoledì 27 agosto 2014

"Il dio sordo. Mia immortale amata" di Antonio Scotto di Carlo

Dopo una gestazione più che decennale e un travaglio editoriale pieno di alti e bassi, "Il dio sordo - Mia immortale amata" ha per fortuna visto la luce. Bramavo di leggere il dittico d'esordio di Antonio Scotto di Carlo da quando, in un contesto editoriale, un'addetta ai lavori usò le parole "Shakespeare in nuce" per definire il giovane autore. Dopo essere arrivata alla fine del primo volume, un'opera volendo già soddisfacente in sé, ponderosa, curata e molto ambiziosa, devo ammettere che non sottoscrivo l'affinità con Shakespeare, ma comprendo il piacevole stupore e il giustificato entusiasmo da cui questa espressione affiorò.
"Il dio sordo" si apre in modo abbastanza convenzionale, apportando una nuova variazione all'ormai eterno tema del viaggio nel tempo, così che di primo acchito l'opera paia un fantasy molto comune, solo appesantito da un linguaggio ostentatamente ampolloso (che l'autore
stesso definisce "un po' classicheggiante" e dal quale ormai si è distanziato, giungendo ad una maggiore maturità stilistica). Scorrendo la lettura, la prima impressione piuttosto perplessa si sfuma. Infatti, ben prima del finale il romanzo diventa decisamente godibile. Relegando il presente all'incipit e ai pensieri curiosamente anacronistici del protagonista (che conosce in anticipo gli eventi storici e che interpreta la realtà secondo i criteri conoscitivi e il linguaggio del suo tempo storico), il lettore rimane per lo più immerso in un romanzo storico, per altro mirabilmente ricostruito: cardine della storia diventano Beethoven e la sua musica, e ogni informazione e ogni episodio sono sapientemente inseriti in un quadro storico e biografico molto ben documentato. L'avanzata delle truppe napoleoniche, la battaglia di Wellington, il congresso di Vienna e molti altri dati sono ben integrati alle vicende personali di Beethoven, la cui personalità e le cui vicende personali sono narrate con vivacità e simpatia. Nella prima parte, le vicissitudini amorose del grande compositore hanno un sapore piuttosto adolescenziale, ma anche in questo senso si nota una maturazione nel corso dell'opera. La musica classica, di cui l'autore si mostra un soddisfacente conoscitore, è il poco consueto mezzo di cui il protagonista si serve per viaggiare nel tempo, è il punto di contatto tra l'anima del protagonista e quella del compositore, ma soprattutto è il filo conduttore di un'opera piacevole e sorprendente, ricca di divagazioni tutt'altro che superficiali e di trovate intelligenti. "Il dio sordo" ha le piccole pecche di uno stile ancora acerbo ma ha i meriti di dell'accuratezza e della passione profuse dal suo autore, oltre a rivelare un'ottima stoffa che, una volta affinata, ci darà uno scrittore ancor più interessante.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...