lunedì 1 luglio 2013

"L'ospite inattesa" di Ginetta Rotondo

«Improvvisamente tutto le sembrava diverso, come se vedesse ogni cosa per la prima volta.»



In un recente reading letterario, Ginetta Rotondo ha raccontato la genesi de L'ospite inattesa, di come questo romanzo sia nato per una sorta di filiazione trasversale e imprevista da un saggio in materia filologica. Quel testo, scritto su commissione, non soddisfaceva le aspettative: gli mancavano la leggerezza, il colore e la poesia propri di un testo di narrativa. Da qui, uno strano incrocio e un frutto originale: la filologia sfrondata, alleggerita, svecchiata tramite la sua incarnazione in un personaggio imprevisto ed imprevedibile. Il risultato è Adriana, donna bella, colta e, incredibile a dirsi, una prostituta. Lei è l'ospite inattesa, che per salvarsi la vita si rifugia, una notte, in casa della giovane Lisa. 

Studentessa universitaria e segretaria in uno studio notarile, Lisa conduce una vita serena e candida, priva di forti pulsioni, nella casetta ereditata dalla sua amata zia Elena. Lì studia, cucina poco e male, vive placidamente e mediocremente, lietamente ingabbiata da un'etica rigida che non le consente tentazioni peccaminose, accompagnata solo dalla presenza del cagnolino domestico, coinvolta superficialmente da una innocente frequentazione e animata da una fervida credenza religiosa. Per Lisa, una condotta morale irreprensibile non può essere oggetto di discussione. Quando Adriana piove in casa sua, trafelata e spaventata, Lisa la ospita senza fare domande, con grande cortesia e carità cristiana. Solo più tardi scopre di avere a che fare con una Maria Maddalena, con una prostituta, benché di lusso, e la scoperta intorbida immediatamente la placida vita senza contrasti né dubbi di Lisa.

La convivenza delle due donne si protrae per alcuni giorni. L'ospite inattesa è il resoconto raffinato ed erudito delle loro lunghe conversazioni, dei piccoli insegnamenti reciproci, delle enormi lacerazioni che l'incontro inaspettato crea nell'anima di Lisa. Quelle che erano sempre state delle certezze indubitabili per la protagonista, iniziano a vacillare e solo alcune di essere resisteranno alla prova del dubbio (un vero e proprio dubbio metodico di stampo cartesiano). Primo nodo pregiudiziale da sciogliere: può una prostituta essere "una brava persona", istruita, raffinata, amante dell'arte, soprattutto una buona amica e una persona affidabile? Evidentemente sì... Adriana è anche oltremodo affascinante, e il fatto che Lisa si scopra, all'età di ventidue anni, sessualmente attratta da lei, da una persona del suo stesso sesso, è un altro passaggio spiazzante dell'evoluzione della giovane protagonista. Altro nocciolo teorico da affrontare: può un'esperienza erotica essere qualcosa di diverso da uno squallido sfogo fisiologico? Un modus vivendi improntato alla pratica dell'amore, una visione piena e sfaccettata dell'arte, una particolare forma di religiosità si intrecciano in Adriana, perturbando irrimediabilmente le certezze di Lisa. L'unico punto fermo rimane l'assenza di punti fermi, e il solo pregiudizio da tenere stretto sarà quello che mette in guardia contro i pregiudizi. Ogni opinione è inscindibile dal punto di vista del suo portatore e le due donne, profondamente diverse tra loro ma unite da un segreto, in un mosaico di citazioni filosofiche e letterarie modellano e ricreano instancabilmente, pagina dopo pagina, una dialettica spiazzante dell'alterità. Le loro identità si contaminano, si influenzano, si tolgono a vicenda gli assi cartesiani per ridisegnare una nuova visione della vita e delle relazioni umane. E sebbene il cambiamento sia sbilanciato verso il polo rappresentato dalla libertaria e anticlericale Adriana, una secca schematizzazione non è possibile, e il finale resta aperto al mistero e a nuove contaminazioni.
L'ospite inattesa è anche una lettura inattesa, scorrevole e piena di spunti.

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