mercoledì 2 gennaio 2013

Caratteri Nuovi: "Lo Sguardo" di Carlo Fara

Cari lettori,
vi ringraziamo per l'accoglienza che avete riservato al nostro piccolo concorso Caratteri Nuovi. Ringraziamo con particolare calore tutti coloro che ci hanno dato un riscontro diretto inviandoci le loro opere.
Siamo liete di comunicarvi le due opere vincitrici: Ai generati di Momo per la sezione A (poesia) e Lo Sguardo di Carlo Fara per la sezione B (racconto breve).

Ringraziamo calorosamente gli autori che hanno preso parte alla nostra iniziativa mettendo in palio i propri libri (che presto saranno recapitati ai due vincitori): l'amico Aaron Scott (Racconti oscuri), Carmelo Massimo Tidona (Riflessi d'ombra), Antonio Carafa (Lanimaltrove), Claudia Di Gennaro (Indaco), Francesca Dimitrio (1980 Cronaca di un tradimento), oltre alla nostra poetessa Clem (Rita Lorenzo, Giuro che ho smesso) e me (Alessia Franco, Lo scrigno oscuro delle meraviglie).

Vi lasciamo presentandovi una delle opere vincitrici: il bel racconto Lo Sguardo di Carlo Fara.
Buona lettura!


Mi sveglio da un sonno agitato e di scatto mi alzo dal letto, come un bimbo il giorno di Natale, per andare nell’altra stanza a cercare quello sguardo che mi ha drogato. Non è uno sguardo, è LO SGUARDO. Lo SGUARDO della donna che ami e che ti ama, lo SGUARDO che racchiude all’interno di una pupilla di 2 millimetri di diametro un’intera biblioteca di poesie, saggi, libri sul sentimento.
Il breve spazio del corridoio mi serve per ricordare quali lotte e sotterfugi entrambi abbiamo dovuto affrontare perché lei potesse venire a dormire con sua figlia di otto anni a casa mia. Io in una camera e loro, meravigliose creature dai capelli corvini e il profumo di mondo, nell’altra.
Una vita di violenze, lacrime e privazioni sanata da sei mesi di affetto e tenerezza. La sensazione che tutto sia possibile nella vita.
Le prime uscite così timide e sempre così segrete per chi convive con un uomo disperato e aggressivo, padre di tua figlia.
I piccoli tragitti in scooter, la sera, solo per sentire la sua testa sulla mia spalla, e le mani infilate nelle tasche del mio giubbotto.
Le poste sotto casa, all’alba, per poter fare colazione insieme prima che una giornata fatta di lavoro, una bambina da crescere e lotte domestiche da affrontare inizi, e la sensazione che LO SGUARDO sia il ringraziamento per una salvezza quasi fisica. Come se fosse l’ossigeno che le permette di non andare a fondo.
Lo SGUARDO è il balsamo per le mie e le sue ferite, e nello SGUARDO c’è amore, stima, fiducia, serenità, sicurezza, futuro. Solo una donna in tutta la vita è, forse, capace di regalarti lo SGUARDO.
Ho sognato di nuovo.
Alla fine del corridoio non c’è nessuno sguardo per me, ma una casa vuota e una caffettiera da riempire.
Lo sguardo è stato sostituto da due fessure spente, dalle quali esce rassegnazione per i propri limiti e la paura di risalire a galla, per respirare profondamente, con ogni poro, l’ossigeno ma accontentarsi di brevi boccate d’aria, tra un’apnea e l’altra.
Sono tornate da lui.

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