martedì 21 agosto 2012

"Gioie e sapori" di Sergio Oricci

«E poi bambini e vecchi, vecchi che raccontavano storie di paesi lontani - i loro paesi, coi bimbi intenti ad ascoltare e riscaldarsi con quelle parole, perché il freddo penetrava nelle ossa e allora i ricordi diventavano sciarpe, le speranze due calze senza rattoppi e le bugie - persino le bugie, sì, almeno quelle raccontate bene - scendevano dall'altro e avvolgevano le teste come cappelli di lana.»


A volte, ritrovandosi quasi per caso a leggere un libro dal quale non si sa cosa aspettarsi, capita di ricevere qualche piacevole sorpresa. Questo è successo a me leggendo "Gioie e sapori" di Sergio Oricci.
Quella ambientata nel borgo di Boccamare di Sotto è una storia strana. L'autore dimostra non solo una vispa fantasia, ma uno stile di scrittura snello e accattivante.
Un negozio di dolciumi chiude i battenti; l'attività viene rilevata dal misterioso Corrado Pratt, sconosciuto che in pochissimo tempo riesce a stregare tutti i cittadini con i sapori straordinari del suoi dolci. Fra i suoi clienti abbiamo la dolce Angelica, ragazzina alle prese con la prima cotta, e Riccardo Rostri, la vittima prediletta di tutti i bulli della scuola a causa della sua imbarazzante erre moscia e del suo debole carattere.
La storia si snoda in modo semplice ma sorprendente, simile a una fiaba weird e un po' dark. Uhm, forse un po' molto dark! Gente, non confidate troppo in un lieto fine...
Difficile da etichettare e classificare in un genere a tenuta stagna ("horror" o "weird" o "che-so-io!"), "Gioie e sapori" è una lettura davvero, davvero piacevole. Con le sue immagini e le sue suggestioni ricorda molto lo Stephen King di "Cose preziose", sebbene lo stile narrativo sia del tutto diverso, leggero ma allo stesso tempo incisivo. Simile ad un Tiziano Sclavi più descrittivo e pittoresco del solito.
Leggendo, sono rimasta incantata in particolare da un capitolo: Beduini di città. Le oasi innevate in mezzo al deserto (ma è poi un vero deserto?), i cammelli che si abbeverano immergendo il muso nel bianco e i musicanti che suonano per la gioia dei sognatori che si abbandonano alla danza. E' così onirico, così visionario, così folle da stupire e restare piacevolmente impresso.
Che aggiungere? Come opera prima, "Gioie e sapori" promette davvero bene.


«Il passato che sopravvive alterato fra le pieghe dei ricordi. Per generazioni. Proprio come me, sopravvissuto per generazioni senza mai dimenticare.»

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